venerdì, Maggio 24, 2024
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Editoriale del direttore sulla fondazione del giornale

Ogni volta che leggiamo numero 1  si materializza subitol’idea di un progetto. 

Un progetto che, nei pensieri dell’Editore e del Direttore, èalimentato dalla speranza e dall’impegno che possa trovare fortuna nel tempo.

Anche Atena non si sottrae a tutto questo sin dalla scelta del nome.
La dea che secondo il mito e la sua iconografia è descritta come dea della sapienza, delle arti e della strategia, ma anche della giustizia.

Abbiamo pensato che Atena  potesse esprimere il comune denominatore tra le varie anime che si spera vorrannopartecipare alla redazione del giornale: la voglia di conoscere e approfondire.

L’obiettivo, certo ambizioso, è quello di voler informare e riflettere sulle notizie alimentando uno scambio continuo tra idee, eventi, pensieri e documenti provocando e sfruttando le contaminazioni reciproche per offrire una chiave interpretativa multidisciplinare.

Il nostro sottotitolo vuole testimoniare e ricordarci l’obiettivo: creare uno spazio di incontro per ospitare una riflessione che, partendo dall’attualità, possa interrogarsi sulle questioni più discusse nel campo della società civile, dell’innovazione,dell’arte e della cultura.

L’idea, quindi, è anche quella di seguire la tradizione della terza pagina.

Atena è prima di tutto un giornale cartaceo e mensile. Cartaceo per il piacere che non tramonta mai di poter avere tra le mani un giornale che ci possa accompagnare durante un viaggio, un incontro anche solo per rappresentare un punto di partenza. Mensile perché, pur partendo dall’attualità, serve

tempo per verificare, documentarsi e riflettere sulle notizie approfondendone i legami e i possibili sviluppi e, soprattutto, per confrontarsi. 

Tuttavia, non intendiamo rinunciare agli indiscutibili vantaggi della società dell’informazione.

Atena potrà contare sul supporto del sito web sempre aggiornato e dei canali social: attraverso questi strumenti daremo conto del flusso continuo degli eventi e delle notizie e raggiungeremo quanti più Lettori sarà possibile.

Ma chi sono i Lettori che vorremmo raggiungere? Sono tutti quelli che avranno la voglia e il piacere di leggere il giornale e di condividerne lo spirito che lo anima e i risultati, sempre parziali, di cui daremo conto. Saranno, però anche quelli, speriamo tanti, che vorranno condividere le loro conoscenze e il loro sapere con la Redazione aiutando a scoprire percorsi che altrimenti resterebbero nascosti.

Siamo convinti che soltanto il dialogo continuo tra le persone che mettono in comune le loro risorse può consentire di raggiungere i migliori risultanti in termini di conoscenza fruibile poi a tutti.

E per far questo valorizzeremo sempre un metodo per noi preziosissimo: le contaminazioni tra persone, culture e formazioni diverse come presupposto per il dialogo e per l’approdo verso nuove idee e nuovi progetti che dalla multidisciplinarietà potranno trovare spunti altrimentiimpensabili.

L’importanza della fotografia nel giornalismo moderno

Il fotogiornalismo è una forma di giornalismo che usa le immagini per raccontare una notizia. Si sviluppa negli anni Trenta, con l’ingresso della fotografia sulla carta stampata. Gli scatti di Erich Salomonn, fotografo berlinese, famoso per i suoi “scatti rubati” di incontri importanti al vertice del potere, segnarono la nascita del fotogiornalismo. Il fotogiornalismo deve anche la sua affermazione all’imporsi di nuove tecnologie quali la fotocamera Ermanox e la Leica, macchine fotografiche piccole e maneggevoli, che realizzavano immagini di ottima qualità e facilmente nascondibili. Un gigante del fotogiornalismo fu Robert Capa, fotografo ungherese che alla fine degli anni ’30 iniziò a lavorare per la rivista Life e nel ’47 sarà tra i fondatori dell’agenzia Magnum. L’attività di Capa contribuirà a definire quelli che sono gli elementi tipici del fotoreporter: vicinanza agli eventi, sprezzo totale del pericolo, volontà di testimoniare attraverso immagini reali ma emblematiche, resa del carattere drammatico.

Altro nome significativo è Henry Cartier Bresson. Pioniere del fotogiornalismo, meritò l’appellativo “occhio del secolo”. Una delle sue frasi celebri fu: “La fotografia può fissare l’eternità in un istante”. Diventato famoso grazie ai suoi scatti surrealisti in Messico e in Europa, nel ’37 inizia a dedicarsi al fotogiornalismo. Nel ’47 è tra i fondatori della storica agenzia Magnum. Nel ’53 pubblica “il momento decisivo”, considerato la Bibbia x tutti i fotografi di fotoreportage. 

Henry Cartier Bresson, Seville 1944

Dunque chi è il fotoreporter? Il fotoreporter è al contempo giornalista e fotografo. In quanto giornalista ha l’onere di informarsi e documentarsi, e come fotografo quello di comunicare, ossia mandare un messaggio attraverso il mezzo fotografico. Vi sono vari tipi di fotoreportage: quello d’inchiesta, quello sociale, quello di viaggio, e quello di guerra. 

Un’importante fotografo statunitense ancora in vita che ha spaziato tra i vari generi di reportage è Steve MCCurry (Filadelfia, 1950). Celebre per il suo ritratto “Ragazza afghana” apparsa sulla copertina del National Geographic nel 1985. Anch’esso impegnato con la nota agenzia fotografica Magnum dal 1986. Laureato in Teatro nel 1974, da sempre appassionato di cinema e fotografia. La sua carriera come fotografo ebbe inizio quando, travestito con abiti tradizionali, attraversò il confine tra Pakistan e Afganistan poco prima dell’invasione russa (guerra russo-afghana). Le sue immagini furono le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. McCurry ha poi continuato a fotografare i conflitti internazionali, vincendo numerosi premi, come il World Press Photo per 4 anni consecutivi. Amante dei colori (perchè i colori fanno parte della realtà). Ha dichiarato: ” il fotogiornalismo non deve temere il digitale, che è una grande opportunità”. Ha fatto del viaggiare la sua dimensione di vita. 

Steve MCCurry , Ragazza Afghana , 1984


Ma perchè dunque l’immagine fotografica è cosi importante nel giornalismo moderno? Innanzitutto perchè l’immagine è immediata. Può quindi indurre un lettore a leggere o meno un articolo. E’ di grande impatto, cattura subito l’attenzione. Descrive a volte meglio delle parole. Una fotografia, essendo un mezzo di comunicazione, può essere soggetta alla scelta del fotografo di immortalare un momento preciso piuttosto che un altro, ma al contempo è un linguaggio universale capace di suscitare in chi la guarda delle emozioni  e sensazioni .
Per fare fotogiornalsimo bisogna aver chiaro il concetto di comunicazione che prevede: un messaggio da mandare, un mezzo per farlo e un canale. Nel caso del fotoreportage il messaggio è ciò che il fotoreporter vuole comunicare, il mezzo è la fotografia e il canale è l’editoria. Nel fotoreportage il fotografo si immerge totalmente nella situazione, la vive dal suo interno, per poi raccontarla grazie alle immagini in maniera cruda e diretta. Il fotografo deve quindi innanzitutto individuare il soggetto e le proprie emozioni riguardo l’argomento  affrontato e poi trovare il modo adatto per comunicarle, sfruttando il canale che ha a disposizione. Fotografia significa “scrittura con la luce”, quindi come nella comunicazione verbale esistono dei codici, delle convenzioni e delle regole, proprie del linguaggio parlato. Per comunicare tramite la fotografia è necessario realizzare una serie di immagini: la singola fotografia non comunica. E’ l’insieme delle immagini che costruisce un discorso. Riguardo al canale, nessun’altro settore della fotografia è così strettamente legato al mondo dell’ editoria come il fotoreportage. Ecco perchè è cosi’ importante : perchè senza un documento visivo un evento non può definirsi tale. Il fotografo deve essere allo stesso momento un testimone e un visionario. Il lavoro preventivo di raccolta delle informazioni è essenziale: ecco perchè il fotoreporter deve essere sia un fotografo che un giornalista. Un reportage è frutto di una serie di scelte non casuali. Il lavoro deve comunicare in maniera comprensibile, originale e innovativa.La fotografia di fotoreportage ci costringe a guardare un fatto che abbiamo sotto agli occhi tutti i giorni e che magari ci sfugge, e quindi ci induce a riflettere. 

Breve storia della musica Trap

La parola “Trap” ha un’etimologia abbastanza incerta. Probabilmente proveniente da “trapped” (intrappolato), o da “Trap House”, case abbandonate dove si riunivano gli spacciatori nella città di Atlanta. Infatti pare proprio che la parola Trapping in slang voglia dire “spacciare”. Tuttavia una notizia certa è che nel 2001 un artista di South Atlanta di nome T.I. firmò un contratto per un’etichetta all’epoca importante. Nel 2003 T.I pubblicò un album chiamato “Trap Muzik” e da allora l’etichetta discografica ha classificato questo tipo di rap chiamandolo Trap. 

Le sue origini risalgono agli anni ’90 quando alcuni esponenti del Southern Rap, o Southern Hip Hop, genere musicale che prende vita nel Sud/Sud Est degli USA, iniziarono a sperimentarne lo stile e l’immaginario. Ma è solo negli anni 2000 che si sviluppa completamente l’idea di Trap. 

Il suono è caratterizzato da basi elettroniche, ritmi sincopati, bassi potenti e distorti. Le melodie sono minimali, ipnotiche, riprodotte in loop. La voce a differenza del rap fugge dalle rime e dal parlato ed è supportata dall’autotune, un software in grado di modificare la voce, intonarla e attribuirle un timbro più robotico. Il Beat è più accellerato rispetto al rap e si aggira intorno ai 140-170 BPM. Per quanto riguarda le basi, dette appunto BEAT, vengono a volte create ex novo oppure, più frequentemente, ‘prese in prestito’ da pezzi di altri che vengono pubblicati sulle piattaforme digitali. Le tematiche dei testi sono quasi sempre: droga, soldi, fama, successo, affermazione di sè. Rifuggono il tema della protesta, più proprio dell’Hip Hop, per esaltare il mito del ragazzo che è emerso grazie alle proprie sole capacità e che ha avuto successo, fama, soldi, potere, donne.

Un’altra differenza sostanziale tra Trap e Hip Hop è che se l’Hip Hop è un genere collettivo la Trap è un genere tendenzialmente egocentrico, dove ad emergere è l’uno, il singolo individuo, supportato dalla sua gang.

Veniamo ora ai protagonisti acclamati di questo genere. Per quanto riguarda la scena americana, possiamo nominare come re indiscusso il trapper Gucci Mane, che nel 2005 debutta con il suo album “Trap House”, ad oggi considerato la Bibbia della Trap e nel 2007 pubblica il suo quarto album, più commerciale “Back to the Trap House” che contiene un featuring con Ludacris e Lil’Kim.
Un altro artista importante è Future, pseudonimo di Nayvadius DeMun Wilburn. Debutta nel 2012 con il suo album “Pluto”. Grande innovatore che introduce nuovi immaginari legati più all’uso delle sostanze stupefacenti. Il suo album più importante e pilastro della Trap è “DS2”(Dirty Sprite 2), del 2015. Ha collaborato moltissimo con Metro Boomin , uno dei produttori più famosi e più copiati in tutto il mondo. Diviene famoso in tarda età, a 28-29 anni. Fondatore assoluto della Mumble rap o Soundcloud Rap, un sottogenere dell’Hip Hop caratterizzato dal “borbottare” e dall’ incomprensibilità dei testi, dovuto spesso all’uso e abuso della Codeina. 

Il centro del movimento hip hop/rap/trap è senza dubbio la città di Atlanta, rinominata dal New York Times “hip hop’s center of gravity. Ma anche famosa per altri generi musicali come il soul e l’RnB.

Uno dei collettivi di producer più famosi al mondo è 808 mafia. Fondato nel 2010 dai due producer statunitensi SouthSide e Lex Luger grazie a un’idea del rapper Waka Flocka Flame che collaborava di frequente con essi. Successivamente il gruppo si espanse aggiungendo numerosi affiliati e producendo artisti come Gucci Mane, Future, Drake e altri. Il nome è dovuto alla Roland TR-808, la drum machine comunemente usata nell’hip-hop music. 

Per quanto riguarda invece la scena italiana la Trap si afferma intorno al 2015. I protagonisti indiscussi sono : Sfera Ebbasta, che con l’album XDVR (”per davvero) fa esplodere il fenomeno musicale. La Dark Polo Gang, gruppo musicale trap nato nel 2014 e noto per aver autoprodotto i propri brani e videoclip in totale autonomia e senza l’ausilio di alcuna major ma prodotti quasi totalmente dal Dj Producer Sick Luke. 

La trap oltre ad influenzare i gusti musicali dei giovani ne ha influenzato anche usi e costumi. Il culto dell’immagine è infatti per i trapper un elemento altrettanto importante quanto la musica stessa: l’ostentazione dei soldi, dei beni materiali come rivalsa dalla condizione di partenza di molti trapper spesso nati da famiglie di seconda generazione.

La trap inoltre è un fenomeno legato ai nativi digitali. La stragrande maggioranza dei trapper sono infatti nativi digitali che si sono fatti conoscere grazie alla piattaforma Youtube. Gli artisti trapper di oggi usano molto anche piattaforme social come instagram e twitter, per sfidarsi e ostentare, facendo live su instagram e sfindandosi a colpi di follower. 
Un’altra piattaforma molto importante per il genere è Soundcloud, sito svedese fondato nel 2007. Inizialmente utilizzato soprattutto per la musica elettronica, intorno al 2012 è diventata la piattaforma del Soundcloud rap . Verso il 2014-2015 iniziano ad esserci i primi artisti davero importanti su questa piattaforma, ad oggi i piu famosi al mondo. Tra questi Lil Uzi Vert, Lil Pump, SmokePurpp, PlayBoi Carti, Lil Peep. Ad oggi Soundcloud rimane la piattaforma più usata per sfondare nel mondo della musica rap, forse anche dovuto al fatto che è una piattaforma in cui si può pubblicare gratuitamente. 

Ipad Pro 2021, ci si avvicina al macbook

Nel recente evento organizzato dalla Apple nel consueto stile del fondatore Steve Jobs, e’ stato annunciato il lancio del nuovo Ipad pro che, per caratteristiche, prestazioni e stile, rappresenta una grande innovazione ed un passo avanti di questi tablet pensati e creati dalla Apple a partire dal 27 gennaio 2010 sulla base della visione del compianto fondatore della Apple. Le nuove caratteristiche sono paragonabili per portata solo alla creazione del primo Ipad. Infatti la installazione del processore M1, prodotto in casa Apple, fino ad oggi pensato per macbook e imac, apre la strada a scenari di progettazione di software inattesi.

Inoltre la installazione della velocissima porta thunderbolt usb-c, apre la strada al trasferimento dati veloce che consentirà’ di connettere diversi dispositivi tra i quali monitor in alta definizione.

In aggiunta al processore M1 e’ stata introdotta una memoria da record fino a 2T e un supporto 5G che consentirà’ la installazione di future applicazioni a latenza minima, le quali apriranno la porta alla transizione del collegamento a distanza per operazioni prima impossibili.

Inoltre il processore M1 consentira’ potenzialmente, ma questo e’ da verificare, di installare sistemi di virtualizzazione di sistemi operativi Windows come ad esempio Parallels, facendo in modo di avere in un solo dispositivo sia un Ipad che un Surface con Windows.

Ma quanto sara’ possibile pensare ad una sostituzione del macbook con un Ipad Pro?

Per il momento, nonostante con Ipad si potranno installare Programmi di editing avanzato sia di immagini che di video, sistemi di streaming ed altri programmi che richiedono processore e memoria in abbondanza, non va mai dimenticato che un Ipad ha il sistema operativo Ipad Os, che non ha nulla a che vedere con il sistema operativo IOS. Certamente il divario si sta accorciando sempre piu’ e ci stiamo avvicinando a quello che potremmo definire come un nuovo Macbook air con schermo touch-screen. Infatti Ipad pro ha la stessa CPU 8 core , Gpu a 8 core e motore neurale 16 core del Macbook Air. inoltre come dicevamo prima come l’Air , l’Ipad pro ha fino a 2Tb di spazio di archiviazione.

L’uscita e’ prevista per il 16 Maggio 2021 ed i costi variano da 800 a 2400 Euro. Non certo economico, ma prezzi alla altezza di un prodotto unico ed innovativo.

Mobilità e socialità grazie al certificato verde COVID-19.

Maggiore mobilità e più occasioni di socialità se si avrà a disposizione una sorta di passaporto sanitario che il Governo ha chiamato certificazione verde COVID-19.

Saranno tre le strade per poter ottenere questa nuova certificazione alla quale il Governo ha pensato per aumentare la mobilità e la socialità in questo periodo di pandemia: vaccinazione, guarigione o test negativo.

Il green pass fa seguito ad una proposta della Commissione europea ed è già in uso in Danimarca che, prima in Europa, ha lanciato il corona-pass.

La Francia ha reso possibile certificare sull’applicazione in uso il risultato dei test, ma non ancora l’avvenuta vaccinazione.

Oggi anche in Italia è previsto il certificato verde: si tratta dell’articolo 9 del decreto legge 22 aprile 2021, n. 52 dedicato alle riaperture e sarà operativo fino a che non sarà attuato il green pass europeo previsto per giugno di quest’anno.

Il certificato, cartaceo o digitale, sarà rilasciato a richiesta dell’interessato e sarà valido per 6 mesi nel caso di avvenuta vaccinazione o guarigione (e fatta salva l’ipotesi che il titolare non sia successivamente accertato positivo al COVID) e sarà reso disponibile nel fascicolo sanitario elettronico. Nel caso di certificato rilasciato dopo il test, molecolare o antigenico, la validità sarà di 48 ore.

Ma che cosa consentirà di fare in più il passaporto sanitario? Sostanzialmente saranno tre gli ambiti della sua possibile operatività. 

In primo luogo, consentirà gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori collocati in zona arancione o rossa a chi non si sposta per comprovate esigenze lavorative o per situazioni di necessità o per motivi di salute, nonché’ per il rientro ai propri residenza, domicilio o abitazione.

In secondo luogo, il certificato verde potrà consentire al possessore di derogare a divieti di spostamento da e per l’estero o agli obblighi di sottoporsi a misure sanitarie in dipendenza di quegli spostamenti.

In questi due ipotesi emerge una caratteristica molto importante e che rappresenta una scelta anche europea: la certificazione serve ad aumentare le occasioni di mobilità e non vuole essere una precondizione per esercitare la propria libertà di movimento ovviamente alle condizioni imposte dalla pandemia (e, infatti, l’Europa non ama neppure che il certificato venga chiamato passaporto).

In terzo luogo, potrà rappresentare il lascia-passare per poter partecipare ad eventi aperti al pubblico o ad eventi sportivi, fiere, congressi e convegni anche in via riservata: un’applicazione potrebbe essere quella degli Europei 2020 rinviati a quest’anno dopo che l’Uefa ha annunciato la volontà di far rientrare il pubblico negli stadi.

La strada per recuperare la mobilità quindi è stata avviata, ma sembra che già ci siano i primi problemi operativi di una certa importanza perché i dati contenuti nel certificato sono inevitabilmente sensibili.

Ed infatti, il Garante per la privacy ha inviato un avvertimento formale al Governo lamentando gravi criticità del certificato verde dovuti anche al fatto di non aver coinvolto l’authority di settore prima dell’adozione della legge.

Secondo il Garante il sistema di certificazione non indica chi sia il titolare del trattamento cui rivolgersi in caso di informazioni sbagliate e richiede che siano indicati sul certificato troppi dati rispetto a quelli necessari per lo scopo per il quale è pensato (e, cioè, far controllare l’esistenza di un certificato valido nelle varie occasioni).

Inoltre, l’assenza di finalità rende ipotizzabile che in futuro potranno essere possibili molteplici e imprevedibili utilizzi dei dati contenuti nel certificato: tutto sembra sarà disciplinato da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

L’impressione è, quindi, che le nostre maggiori possibilità di muoverci e di socializzare dipenderanno non tanto dal certificato, ma dalla capacità di completare la campagna vaccinale e di affrontare anche il tema dei tempi e del costo dei test.

Se, infatti, in assenza di vaccinazione l’alternativa è (giustamente) il test, per evitare problemi etici del green pass occorrerà mettere a disposizione test gratuiti (come quelli avviati dalla Croce Rossa con il finanziamento della Commissione europea) onde evitare che possano rappresentare una indiretta forma di discriminazione.

Nuovo decreto Covid varato ieri in CdM

Ieri sera, dopo una lunga discussione in Consiglio dei Ministri, e’ stato varato il nuovo decreto di contenimento delle infezioni da Sars Cov2. Nonostante alcuni schieramenti, tra i quali la Lega, avrebbero auspicato misure meno restrittive, Draghi si e’ imposto e nei punto sotto riportati ricapitoliamo le decisioni che sono state prese e che sono valide dal 26 Aprile al 31 Luglio compreso:

1- Il Coprifuoco rimane alle ore 22 fino al 1 Giugno, ma alla fine di Maggio ci sara’ una valutazione per una delibera tesa alla eliminazione se le condizioni lo consentiranno in base ai dati epidemiologici

2-Scuola: dal 26 Aprile fino alla fine dell’anno si torna a scuola in classe anche nelle scuole superiori (secondarie di secondo grado). La presenza e’ garantita nelle zone rosse dal 50% al 75%, mentre nelle zone gialle ed arancioni sara’ aumentata dal 60 al 70%. Nelle zone rosse dovrà’ essere specialmente favorita la presenza degli alunni del primo anno.

3-Green Pass: saranno rilasciate certificazioni verdi dagli stati membri della Unione Europea in base alla vaccinazione ottenuta oppure al test molecolare effettuato, avranno una scadenza di 6 mesi dalla fine del ciclo di vaccinazione la prima oppure 48 ore la seconda e saranno valide su tutto il territorio della Unione Europea. Sara’ valido anche per circolare tra le regioni Italiane di colore diverso. Il certificato sara’ valido 6 mesi anche per chi si e’ ammalato di Covid ed e’ guarito.

4-Cinema, sale concerto e Teatri: massimo 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto con occupazione massima al chiuso del 50%.

5-Eventi sportivi: Sara’ possibile autorizzare eventi sportivi anche prima del primo giugno valutando di volta in volta le caratteristiche del sito e dell’evento, rimane il limite, come per le manifestazioni culturali di cui sopra, di 500 partecipanti al chiuso e di 1000 all’aperto.

6-Tagliando al decreto: sara’ effettuata una verifica delle situazioni epidemiologiche a meta’ Maggio e saranno eventualmente prese delle iniziative in modifica del decreto appena approvato.

Come abbiamo scritto in apertura dell’articolo, Ieri c’e’ stata una lunga opposizione nel governo da parte della Lega, per la richiesta di spostare alle 23 la scadenza del coprifuoco, ma il Premier Draghi si e’ imposto. Sono stati favorevoli invece i ministri 5S, Pd, Leu. Rimane confermato il No ai ristoranti al chiuso almeno fino a fine Maggio. Alcuni Sindaci, tra i quali quello di Roma Capitale, hanno annunciato che saranno create delle zone isole pedonali nelle zone centrali, per consentire ai ristoranti che non hanno spazi esterni, di riaprire almeno con il servizio esterno in strada.

Esperienza di un fonico Live

Ecco ecco inizia lo spettacolo!

Le luci colorate creano atmosfera, i suoni belli e potenti, le immagini che scorrono veloci…

Ma – “vi siete mai chiesti cosa succede dietro a tutto questo?”

Si, esatto, proprio li, dove è tutto buio, dove c’è la macchina che in qualche modo manda avanti lo spettacolo; li ci siamo noi, o meglio una parte di noi.

Tecnici del suono, macchinisti, i così detti luciari, quelli del video, insomma, tutta la grande famiglia del mondo dello spettacolo.

Forse non lo vedete, ma è li, proprio davanti a voi. Uomini e donne che si muovono nell’ombra, tutti vestiti di nero che corrono avanti e indietro in lungo e in largo con sempre un gran da fare.

Quel posto si chiama “retroscena”!

Dietro alle quinte c’è sempre da lavorare, non si sta mai fermi, può succedere qualsiasi cosa e quindi, tutti insieme, ognuno nel suo settore, ci si mette tutto l’impegno possibile.

Si stendono chilometri e chilometri di cavi, corrente e di segnale, c’è chi mette un microfono all’artista, chi si preoccupa di montare un impianto audio, chi sale a metri di altezza per cambiare una lampada e tutto questo che ci sia un sole cocente, vento o che sia una fresca notte estiva.

Il bello però è che tra un microfono e una lampada, tra un cacciavite e un martello, ci sono gli sguardi, parole, chiacchiere e amicizia.

Come una grande famiglia si cammina verso l’unico obbiettivo che ci rende felici, “la riuscita dello spettacolo”

Ogni tanto si può trovare qualche collega nascosto a riposare dietro qualche baule (a volte anche dentro il baule), chi fa scherzi ad un altro, chi fa stories su Instagram, ma il bello è anche questo.

Il bello è anche trovare amache, forse non troppo affidabili, costruite con due tralicci per americana, riposare all’ombra sotto la pedana della batteria, tirarsi pezzettini di nastro isolante che puntualmente ci si ritrova appiccicati ovunque, insomma in qualche modo bisogna anche spezzare la tensione no?

Beh, il dietro le quinte è un mondo da scoprire. Bisogna viverlo per capirlo bene, per sapere effettivamente cosa c’è, cosa si vive.

Si condivide ogni singola cosa, il sudore, la stanchezza, sorrisi e lacrime, il pranzo o la cena e soprattutto momenti di vita indimenticabili.

Personalmente il lavoro del tecnico del mondo dello spettacolo, non mi piace definirlo mestiere, ma “stile di vita”.

È uno stile di vita forse un po “fuori dalle regole”, dove si rimane giovani e non si invecchia mai; dove conosci sempre nuove persone e a volte chissà quando ri incontrarti il tuo collega. Dove visiti sempre nuovi posti, nuove città.

Dove non si sta mai fermi.

Questa vuole essere una mia personale esperienza e visione di quello che attualmente è il “mio stile di vita” e che spero che sia così ancora per molto tempo. 

IL chitarrista di oggi, tra valvole e digitale

RUBRICA “IL CHITARRISTA DI OGGI” N1

La botta sul palco, l’orecchio che fischia, la sensazione di sentirsi dietro le spalle l’aria che viaggia e che ti restituisce quello che suoni… Sono sensazioni che tutti noi chitarristi abbiamo provato almeno una volta nella vita, l’adrenalina di girarsi faccia verso la nostra amata 4×12 e sentire il rumore di quel basso che ti spinge via non ha prezzo, ma qualcosa è cambiato negli ultimi dieci anni ??? sono entrati nel mercato, simulatori o profilatori di amplificatori di altissimo livello. 

Questo mercato già esisteva, ma la qualità era veramente molto distante dalla realtà, e se nel 2000 a qualsiasi turnista chiedevi se preferiva suonare un live con la cassa vera o con un simulatore, la risposta neanche dovevi ascoltarla.

Ma oggi cosa è cambiato ? cosa ha dato la spinta a tantissimi professionisti per preferire un sistema ad un altro ? Ma principalmente, cosa sono i nuovi simulatori digitali e come funzionano ?

Oggi un simulatore digitale o profilatore (vedi Helix, kemper, Fractal etc) è una macchina studiata per simulare non più solo un determinato suono, ma un’intera catena di registrazione, partendo dalla scelta del proprio ampli fino ad arrivare alla scelta ed il posizionamento del microfono.

Ma cosa vuol dire ? Per i più inesperti voglio renderla più semplice possibile

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Quando si registra un amplificatore, il suono che sente, chi si trova davanti al cabinet ed ascolta il proprio ampli non sarà mai uguale al suono registrato che poi sentirà nel disco o in regia, questo perché la percezione del nostro orecchio prende uno spettro di frequenze diverse da quelle che poi in realtà un microfono registra

Un determinato microfono registra secondo alcune frequenze ben specifiche che variano da modello a modello (Da qui nasce l’esigenza in studio di registrare con più microfoni) 

L’intera catena di registrazione quindi non è più la semplice: CHITARRISTA – AMPLI – MI ASCOLTO, ma diventa: CHITARRISTA – AMPLI – CONO – MICROFONO – PREAMP – EQ – MI ASCOLTO

Capite da soli che la situazione cambia totalmente, la percezione del nostro suono è totalmente cambiata, perché non è più l’impatto bello della cassa, ma un suono molto più “preciso” e modellato all’occorrenza. Purtroppo questa cosa in pochi la capiscono e quindi non ne comprendono il senso, ma chiunque abbia mai registrato il proprio strumento in studio di registrazione comprende l’intera fatica nel tirare fuori dei suoni decenti andando a modificare mille varianti

Oggi, con l’avvento di queste macchine l’utente medio, cioè non il professionista o chi lo fa di professione (che magari hanno già un set diverso per le proprie incisioni), può registrarsi da solo un brano a casa comodamente con il suo computer ed ottenere un risultato decente se non ottimo senza scomodare nessuno o disturbare i propri vicini.

Ma come è possibile ? Ad oggi queste macchine digitali, sono in grado di riprodurre diversi Amplificatori, diverse tipologie di casse, diverse tipologie di coni e diverse tipologie di microfoni. Quindi l’utente ha a disposizione infinite combinazioni di suono che può modellare in maniera molto semplice come meglio crede senza dover comprare macchine analogiche costosissime o affittare studi di registrazione per testare i propri suoni. 

Ma allora è tutto semplice ? La risposta è no, ovviamente bisogna sempre saper mettere le mani su queste macchine, che è vero che danno risultati ottimi al pari delle macchine analogiche, ma è anche vero che necessitano di una buona conoscenza dei componenti della catena di registrazione per ottenere un ottimo risultato. 

Un esempio banale tanto per capire, una testata Marshall simulata suonerà molto meglio se cerco una cassa 4×12 con coni Greenback Vintage pre Rola 1970 piuttosto che se quel suono lo abbino ad una 1×12 magari con cono americano jensen. E ancora, il suono cambia totalmente se la cassa la microfono con un sm57 o se uso un 414AKG a condensatore. Quindi la quantità di variabili possibili in questo mondo diventa infinita e da quel momento parte lo studio e l’approfondimento che solo un tecnico può darti 

Quindi Funziona ? 

ASSOLUTAMENTE SI

E’ per tutti ? 

ASSOLUTAMENTE SI

Tutti possono farlo suonare alla perfezione 

NO

Quindi sono bellissime macchine che comunque per essere portate a livelli alti necessitano di tanto studio, altrimenti rimangono sempre macchine ottime per giocare in cameretta o registrare cose “basiche”

Ma quindi ? Perché un professionista dovrebbe preferire una macchina digitale ad una macchina analogica ? Semplice, proprio perché un professionista sa esattamente ricrearsi il suo sound su queste macchine e di conseguenza otterrà un suono più o meno simile (qui ci sono mille scuole di pensiero) al suo suono originale, evitando però di portarsi dietro tutte le varie testate casse mic etc etc 

Con un buon setup pronto, il chitarrista potrà dare direttamente il cavo XLR che esce dalla propria pedaliera al fonico che lo inserirà nel mixer e lo farà uscire direttamente nelle casse del locale senza dover perdere tempo a cercare di far suonare bene qualcosa che comunque a seconda del luogo, del palco, del locale, suonerà sempre diverso.

Un sound stampato su una macchina digitale, suonerà sempre cosi in qualsiasi contesto, a patto ovviamente della stessa strumentazione, chiaro però che la comodità di arrivare, ipotesi, all’olimpico di Roma con una borsetta, un cavo, e suonare come se avessi dietro un muro di marshall non ha prezzo… ed oggi tanti professionisti lo stanno capendo da soli, e piano piano molti utenti “consumer” si stanno adeguando.

Le valvole andranno a morire ? Assolutamente no, le valvole sono un riferimento su cui si basa il mondo del digitale, senza lo studio dell’amplificatore non c’è il simulatore, ma senza il simulatore il mondo degli amplificatori sarà sempre una garanzia, per sound e qualità.

IL CHITARRISTA MODERNO di Nicola Matera