lunedì, Luglio 22, 2024
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ZERO GRAVITY

IL NUOVO CAPOLAVORO DI WOODY ALLEN

di Andrea Lucrezia Locuratolo

Io vorrei iniziare questa recensione con una richiesta: date un Nobel a quest’uomo. Con la consapevolezza che ciò non avverrà, partiamo con la recensione di quello che per me è l’ennesimo capolavoro di Woody Allen. 

Dopo un anno dall’uscita della suo ultimo film, l’artista newyorkese ritorna a dispensare gioia ai suoi fan con l’ennesima opera d’arte. Premetto che io non ho riso così tanto per un libro nemmeno con la Lisistrata di Aristofane, e ritengo che la caratura di Woody come scrittore sia quella di geni del teatro antico come Euripide e Aristofane ( lo dico da laureanda in lettere classiche che in questo momento spera fortemente che il relatore non legga mai quest’articolo.)

Ma procediamo con ordine, partiamo dalle dediche, perché anche le dediche in Woody non sono banali: meglio 7 righe di dedica di Allen che versi su versi di dediche per Augusto, correggetemi se sbaglio (stavolta spero che a leggere l’articolo non sia la mia professoressa di letteratura latina). 

Passiamo al libro in sé, costituito da una serie di brevi racconti cominci, alcuni inediti, a mio avviso i più belli, e altri già comparsi sul “New Yorker.” Bisogna essere onesti, non tutti i racconti fanno ridere, però quelli divertenti vi faranno scoppiare a ridere anche in un autobus a mezzogiorno con una temperatura che squaglierebbe lo zinco, causando l’irritabilità del dipendente in giacca e cravatta ,il quale in quel momento vorrebbe semplicemente buttarsi in un congelatore ed ibernarsi, per poi essere scongelato quando la nostra società sarà abbastanza evoluta da avere dei sistemi di trasporti pubblici, anziché dei carri bestiame. A proposito, chiedo scusa al signore che mi ha lanciato l’occhiataccia quando la mia risata ha superato i decibel consentiti. 

Nei racconti troviamo tratti tipici dell’umorismo di Woody, dai racconti sul sesso, a situazioni assurde della vita quotidiana, ad aneddoti relativi al mondo del cinema, e così via. 

Ovviamente non sarà qui possibile analizzare tutti i racconti, ma passerò in rassegna quelli che ho preferito, credetemi, non è stata una selezione semplice. 

“Non puoi tornare a casa, e ti spiego perché.”

Partiamo con il primo racconto della raccolta. Il protagonista è un uomo borghese che è assillato da una troupe cinematografica che vuole utilizzare casa sua per girare un film. Il protagonista è restio, in quanto teme che la troupe possa distruggere il signorile appartamento sito nell’Upper East Side di Manhattan. Tuttavia il nostro protagonista viene convinto, inoltre gli viene assicurato che tutto lo staff si sarebbe mosso come dei frati trappisti. Inutile dire che “il signorile appartamento dell’Upper East Side sarebbe diventato un bordello moresco”, ma non è tutto, c’è anche di peggio. 

“Park Avenue, piano alto. Vendi o buttati.”

Il racconto vede come protagonisti una coppia sposata, in cui la moglie è stufa della casa in cui abita che vuole cambiare, sennonché la dimora dei suoi sogni costa niente di meno che 8 milioni, ma nessuno problema, se i due cominciano a saltare i pranzi, spendono i soldi dell’assicurazione sanitaria e incassano i libretti di risparmio delle bambine, probabilmente riusciranno a trovare i soldi dell’anticipo. Ciononostante i due sono vittime dei malefici giochetti degli agenti immobiliari, che genereranno un situazione tragicomica in pieno stile alleniano.

“Un ritocchino non fa male a nessuno” 

Due sceneggiatori visionari collaborano nella stesura di uno spettacolo teatrale “memorie di una platessa”. Lo spettacolo come prevedibile, si rivela un insuccesso, quindi i due protagonisti decidono di affogare i loro insuccessi nell’alcol, sennonché “l’ultima mistura di birra e whisky è così potente che il barista teme che se uno di loro fosse caduto sarebbe esploso.” Proprio questo stato d’ebrezza porterà i due protagonisti a commettere atti insensati che causeranno il loro rimpianto, tanto che la voce narrante del racconto dice “non saprò mai cosa mi spinse ad agire in quel modo, anche se un tasso alcolico superiore a quello di plasma e piastrine può essere una spiegazione.” 

“L’ala dinastica”. 

Racconto che vede al suo interno uno scambio epistolare che Epistolae di Orazio ed Heroides di Ovidio a confronto sono robetta da pricipianti (a questo punto penso che se la mia professoressa di latino legge questo articolo, quando dovrò fare un altro esame con lei è meglio se vado in Erasmus in Nuova Guinea). Lo scambio epistolare fittizio vede protagonista il generale Tso che come unico premio per le sue gesta gloriose ottiene un piatto chiamato col suo nome, motivazione che lo spinge a manifestare le sue rimostranze al primo ministro, richiedendo almeno un busto, se una statua è troppo esosa. Il generale, infatti, è già in possesso di una base spaiata, da quando la moglie ha rotto il vaso Sung riposto sopra, mentre faceva pratica di twerking. Riuscirà il generale ad ottenere un riconoscimento migliore di un piatto a base di pollo in suo onore? Per scoprirlo vi raccomando la lettura del racconto. 

“Crescere a Manhattan”

Racconto autobiografico, in assoluto una delle cose più belle che abbia letto, storia che commuove tutti i fan di Allen, che ancora una volta ci parla con il cuore in mano dell’amore per la sua città, dei suoi sogni, delle sue illusioni e delusioni. Qui vediamo riassunto tutto ciò che Woody dal ’66 ci racconta nei suoi film, tutte le sue paranoie, i suoi difetti e debolezze, tra cui quello di essere “un misantropo malinconico, ossessionato dal lavoro e cronicamente depresso, e che a suo dire dava troppa importanza al sesso.” Tali difetti che l’appunto si manifestano nel suo primo fallimentare matrimonio, che porta all’instaurarsi di una romantica e malinconica storia d’amore. L’importanza delle illusioni è assolutamente protagonista, laddove il sogno è la medicina contro realtà e quotidianità, che però ha sempre l’ultima parola. Un racconto romantico e decadente che esprime alla perfezione la malinconia di Woody Allen, che dopo un fiumi di risate mi ha fatto chiudere il libro in lacrime, un po’ come fa sempre nei suoi film migliori. 

Per concludere l’articolo avrei una richiesta da sottoporre alla regina Elisabetta: “Vostra Maestà, doni parte della sua immortalità a quest’uomo, per favore”. 

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