martedì, Aprile 16, 2024
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Un film mai distribuito in Italia

“Truly, Madly, Deeply”, film del 1990

di Andrea Lucrezia Locuratolo

Quanti di voi hanno mai visto “Truly, Madly, Deeply”, film del 1990 scritto e diretto Anthony Minghella? Penso pochi considerando che il film non è mai stato distribuito in Italia. Ciononostante noi italiani non abbiamo resistito alla tentazione di tradurre un bellissimo titolo in maniera fuorviante e triviale, come già successo con “The Eternal Sunshine of a Spotless Mind” (2004), tradotto in italiano con il titolo “Se mi lasci ti cancello.” Infatti, sebbene il lungometraggio del regista del del “Paziente Inglese” (1997) e del “Talento di Mr Ripley” (1999) non sia mai stato distribuito in Italia, è conosciuto con il nome “Il fantasma innamorato.” Personalmente reputo la scelta di tradurre in questo modo il titolo poco efficace, in quanto in primo luogo fa pensare più ad un film della Disney, in secondo luogo si perde tutta la passionalità del titolo originario che deriva da un tenero gioco fatto dai protagonisti per esprimere quanto fossero innamorati l’uno dell’altra.

Entriamo un po’ più nel vivo e analizziamo la trama che vede come personaggi principali Jamie, interpretato da un giovane ma altrettanto eccezionale Alan Rickman, e Nina, interpretata da Juliet Stevenson: Nina soffre immensamente per la morte prematura del marito violoncellista Jamie, tanto che le persone a lei vicine, preoccupate, cercano di consolarla senza successo. Nina infatti continua a vivere da sola, sempre chiusa nel suo appartamento fatiscente pieno di topi, passando gran parte del suo tempo a suonare al pianoforte brani di Bach, emulando con la voce la parte per violoncello che suonava Jamie. Un giorno la sorella di Nina chiede di venderle il violoncello di Jamie perché il figlio possa suonarlo, ma a tale richiesta Nina non reagisce bene. 

In seguito a quest’evento la protagonista si mette a suonare il pianoforte, ma questa volta non sarà lei a cantare la parte del violoncello, perché sarà eseguita da Jamie in persona, tornato da lei. I due dunque si ricongiungono e rivivono il loro amore. Ciononostante la situazione inizia a cambiare quando le abitudini dei due si mostrano incompatibili: Jamie non può uscire di casa, allora decide di invitare i suoi amici morti per passare del tempo e vedere assieme dei film, ciò inquieta molto Nina che in un primo momento accetta la situazione per l’amore che prova per il marito. Tuttavia nel frattempo Nina inizia a provare un interessamento per un altro uomo, Mark, a cui tenta in un primo momento di resistere per amore del marito, ma l’incompatibilità dei differenti “stili di vita” di Jamie e Nina porta questi due ad una discussione, durante la quale quest’ultima caccia gli amici del marito da casa sua. In seguito alla discussione Jamie recita una poesia, la “Muerta” di Pablo Neruda, dopo la quale Nina ribadisce il suo desiderio di stare con il marito, che però sa che non è la cosa giusta, in quanto capisce che Nina ha bisogno di altro. Dopo questo evento Nina inizia a frequentare più intensamente Mark, e Jamie capisce che è il momento di andar via, ma prima vuole vedere Nina felice un’ultima volta, sebbene non con lui. 

Al di là della trama estremamente affascinante, il film è particolarmente apprezzabile per il suo essere una delicata ma drammatica commedia in pieno stile inglese, in cui spicca Alan Rickman, il quale conferisce ancora più grazia e romanticismo all’opera. Prendiamo per esempio la scena finale in cui Nina, non trovando più Jamie, esce con Mark: non appena la protagonista chiude la porta, Jamie si palesa nuovamente in casa e osserva dalla finestra Nina felice assieme a Mark. Qui ad Alan Rickman non servono pianti disperati o discorsi roboanti per spezzarci il cuore, gli basta asciugarsi una lacrima in un atto che rappresenta tutto l’amore che Jamie prova per Nina. Di certo le immense qualità attoriali di Alan Rickman non fanno notizia, tuttavia, ritengo che la visione di questo film sia particolarmente affascinante perché ci consente di osservare il nostro amato (almeno da me) professor Piton nel ruolo di protagonista, considerando che l’attore inglese è maggiormente conosciuto per aver interpretato ruoli di antagonisti o antieroi, nonostante non si riservi di interpretare personaggi come il Colonnello Brandon in “Ragione e Sentimento” (1995). 

Un aspetto molto interessante, che possiamo ravvisare all’interno del primo lungometraggio di successo di Anthony Minghella, è anche la rappresentazione del costante desiderio di realtà che caratterizza l’essere umano. In un certo senso la scelta di Nina di andare avanti e scegliere “La Vita ”, rappresentata da Mark, ricorda un po’ la decisione di Celine nella “Rosa Purpurea Del Cairo” (1985), dove la protagonista della pellicola di Woody Allen si trova a dover scegliere tra il personaggio del suo film preferito, simbolo della perfezione letteraria, uscito fuori dallo schermo essendosi innamorato di lei, e l’attore reale che interpreta il personaggio in questione. Celine ovviamente sceglierà la realtà rappresentata dall’attore, il quale la deluderà: in entrambi i casi assistiamo ad un trionfo della vita e della realtà, una scelta di concretezza, a discapito della bellezza dell’illusione, sebbene per Nina l’epilogo sia felice, mentre Celine scopre di essere stata ingannata dall’attore, il quale tornerà ad Hollywood senza di lei, la quale continuerà a portare avanti la sua misera esistenza sempre uguale a se stessa. 

Per concludere il discorso vorrei consigliare la visione del film, che si può acquistare tranquillamente in dvd in lingua inglese, vi assicuro che ne vale la pena, soprattuto se come me amate i film romantici. 

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