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Street art e icone virali

Il percorso e la tecnica di Obey - Shepard Fairey

di Fabio Valerini

Nella suggestiva location della Fortezza Firmafede di Sarzana  è stata allestita l’interessantissima mostra Obey. We the Future. The art of Shepard Fairey .

Organizzata dall’Associazione MetaMorfosi con il sostegno del Comune di Sarzana e il patrocinio della Regione Liguria e della Direzione Regionale Musei Liguria del Mibact rimarrà aperta fino al 27 marzo 2022.

Shepard Fairey è lo street artist celebre anche per Hope il ritratto quadricromo di Barak Obama diffuso durante la campagna elettorale che porterà per la prima volta un afro-americano a presidente degli Stati Uniti d’America e che in una lettera riconoscerà il potere di quell’immagine.

Un’opera che farà parlare dell’artista anche nelle aule giudiziarie come nella controversia che avviò nei confronti della Associated Press e che, ricordò il New York Times, venne definita con un accordo transattivo. Temi e soggetti erano importanti e noti a livello globale. Da una parte l’Associated Press secondo cui Fairey avrebbe violato il copyright di una foto dalla quale avrebbe tratto ispirazione per la sua opera. Dall’altra parte Fairey secondo cui, in ogni caso, l’uso della fotografia avrebbe dovuto essere considerato lecito in quanto rientrante nel fair use: un tema questo delicato e sul quale Fairey aveva puntato molto.

L’immagine originale è soltanto un riferimento visivo mentre l’opera è del tutto nuova: Obey – questa la tesi che aveva sostenuto – avrebbe ha trasformato il contenuto della fotografia in una visuale, sbalorditiva, astratta e idealizzata immagine che crea un nuovo significato potente e trasmette un messaggio radicalmente diverso che non ha l’originale da cui è, in qualche modo, derivata.

Ma non solo America (Stati Uniti e America latina). Fairey realizza, per esempio, Liberté, Égalité, Fraternité per rendere omaggio alle vittime degli attentati terroristici francesi. L’opera, diffusasi velocemente, era stata poi esposta subito dopo l’elezione di Macron alla presidenza francese anche nella versione con la lacrima blu sul viso della Marianna che l’artista fa propria e che nella Fortezza viene esposta a confronto con quella senza lacrima.

Importante la chiave di lettura che i curatori della mostra, Gianluca Marziani e Stefano Antonelli, hanno fornito e che individua Obey come “il prototipo fluido del nuovo artista politico, perché ha capito che i temi scottanti si affrontano con simboli e intelligenza visiva, con l’impatto rapido di un messaggio in cui riconoscersi senza confondersi”.

I curatori riconoscono, infatti, a Obey di aver “capito che le pareti stradali rappresentano la prima pagina della comunicazione virale, una nuova home page da cui non puoi sottrarti e che ti avvolge nei rituali quotidiani” fermo restando che le icone realizzate da Fairey traggono giovamento dalla loro riproducibilità che ne consente anche una diffusione virale tramite i new media.

Ed è con questa capacità che Fairey è impegnato nella politica e nelle battaglie contro le discriminazioni di razza e di genere (We the future, Rise to rewrite the law, We the people defend dignity Embrace Justice) nonché sui temi ambientali (Fossil Factory, Lifeguard not on duty e Green Power).

Ecco perché secondo il sindaco di Sarzana Cristina Ponzanelli “Il nome di Obey è legato a un successo artistico globale e multidisciplinare, capace di proporre nell’ultimo decennio opere che sono immediatamente divenute icone del nostro tempo”.

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