sabato, Luglio 13, 2024
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Crisi della liberta’ di Stampa in Italia

41esimo posto nella classifica di Reporter senza frontiere 2020

di Furio Capozzi

Come sottolineato dalla classifica mondiale sulla liberta’ di stampa redatta da Reporter senza Frontiere (RSF), l’italia si trova al 41′ posto a livello mondiale. Ma quale e’ la motivazione di questo pessimo risultato in classifica? Quale credibilita’ ha la fonte? Siamo andati a fare una analisi. RSF e’ una organizzazione no profit che ha una indipendenza politica, economica e religiosa. Ha un bilancio di 6,1 milioni di euro a fronte di 4,5 milioni di lettori annuali. Organizza 150 missioni sul campo, occupa 147 giornalisti (di cui 68 donne). Le fonti del finanziamento sono miste e derivano essenzialmente da finanziamenti pubblici (62%) e da vendita di libri di immagini (24%). Nei finanziamenti pubblici, i principali finanziatori sono la Comunita’ Europea ed i Ministeri statali, non solo francesi. (le fonti sono pubblicate sul sito rsf.org). Quindi una organizzazione, realmente indipendente e al di sopra di ogni sospetto, sostiene che in Italia la situazione della informazione non e’ libera affatto, posto che ci posiziona, come dicevamo, al 41 posto. Al primo posto di questa classifica primeggiano i paesi scandinavi (Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca), ma sono prima di noi anche paesi come il Suriname, l’Estonia la Namibia, il Ghana,Burkina Faso. Ci seguono paesi come gli Stati Uniti, la Grecia, La Sierra Leone, l’Etiopia. Agli ultimi posti ci sono Eritrea, Cina, Nord Corea, Iran etc. Quali sono le motivazioni inquietanti che ci pongono cosi in basso in una classifica che vede altri stati, che come noi hanno vissuti periodi dittatoriali, affrancati definitivamente e terreno di un libero giornalismo?

fonti di finanziamento Reporter senza Frontiere

Le motivazioni sono riportate nel sito RSF.org ma per evitare incomprensioni, prima di commentarle, le riportiamo integralmente (tradotte).”Una ventina di giornalisti italiani sono attualmente protetti 24 ore su 24 dalla polizia a causa delle intimidazioni, minacce di morte e attacchi a cui sono stati sottoposti, soprattutto da parte di organizzazioni criminali e reti mafiose. Il livello di violenza contro i cronisti continua a crescere, soprattutto a Roma e dintorni, e al sud. A Roma, i giornalisti sono stati aggrediti fisicamente nel corso del loro lavoro da membri di gruppi neofascisti e aggrediti verbalmente durante le manifestazioni, ad esempio da membri del Movimento Cinque Stelle (M5S), che faceva parte della coalizione di governo. Nel complesso, i media italiani hanno potuto continuare a lavorare liberamente durante la pandemia nonostante il decreto Cura Italia del 17 marzo 2020 con il quale agli enti statali è stato ordinato di interrompere la gestione delle richieste di accesso ai documenti (se non di estrema urgenza) perché privi di personale o a causa del pericolo di infezione. L’accesso ai dati è stato quindi più difficile per tutti i media nazionali. Ma il problema principale per i giornalisti italiani sono stati i negazionisti del coronavirus – una schiera eterogenea che include guerriglieri urbani, attivisti “senza maschera”, neofascisti, teppisti, “anarchici” e infiltrati della criminalità organizzata – che spesso hanno minacciato e aggredito fisicamente i giornalisti, in particolare quelli che coprono l’ondata di proteste di ottobre e novembre 2020.” In sostanza si tratta di due fronti sostanzialmente differenti: da una parte il fronte malavitoso, prevalentemente presente nel sud d’Italia, che impedisce un libero giornalismo di investigazione, alla base della libera informazione. Le mafie italiane in determinati territori ed ambiti economici la fanno da padrone e non consentono una libera informazione su determinati argomenti, tanto che lo stato e’ costretto a porre sotto scorta ben 20 giornalisti. Dall’altra la nuova questione legata all’atteggiamento dei violenti appartenenti alle fronde No Vax, a cui si sono aggiunti, un po per analogia di pensiero, un po per trovare adepti tra chi non risponde alle sue domande investigando in maniera intellettualmente onesta, gruppi neo-fascisti ed estremisti di destra. Oramai sono puntuali ad ogni intervista sul campo, durante le manifestazioni no vax, e fuori, con assedi presso le sedi dei giornali, aggressioni e minacce. Spesso sotto lo sguardo inerte delle forze dell’ordine e del Ministero dell’interno che, al momento non garantisce una libera attivita’ di cronaca. Ad aggravare la situazione e’ stato il decreto Cura Italia del 17 Marzo del 2020 che ha disposto la sospensione di diritto di accesso agli atti pubblici. Questo per una questione legata in maniera oramai superata e faziosa, al presunto motivo di prevenzione della diffusione del virus. Questo ha impedito ai giornalisti di svolgere il proprio lavoro se non ‘alla cieca’, essendogli impedito il diritto di accesso a documenti essenziali per l’investogazione giornalistica. Nella speranza che la pubblicazione di questi report, come quello di RSF, possano scuotere la coscienza del politico e degli elettori che ne sono gli i responsabili elettori, e si possa giungere ad una scalata della classifica della libera informazione in tempi piu’ brevi possibile. 

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