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Delitto diplomatico

La morte in Congo dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci

di Fabio Valerini

Il 22 febbraio 2021 una notizia che arriva dal Congo sorprende e scuote l’opinione pubblica italiana: l’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio e il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci trovano la morte lungo la strada RN2 percorsa da Goma per raggiungere Rutshuru.

Stavano percorrendo una strada pericolosa quando un gruppo armato ha bloccato le loro macchine e li ha presi in ostaggio: i due italiani moriranno poco dopo in un conflitto a fuoco tra gli assalitori e i Rangers.

Ma che cosa è successo quel giorno e nei giorni precedenti? Attanasio e Iacovacci sono stati gli sfortunati bersagli di un sequestro di persona finito male oppure c’è qualcosa d’altro che sfugge nella ricostruzione degli eventi? Le autorità del Congo e il PAM hanno collaborato nell’inchiesta avviata dalla Procura di Roma?

L’ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci a destra

Sono questi i principali interrogativi sui quali cerca di fare luce un’inchiesta giornalistica di Fausto Biloslavo, Antonella Napoli, Stefano Piazza e Matteo Giusti proprio per cercare di capire come perché Attanasio e Iacovacci hanno potuto trovare la morte nell’adempimento dei loro doveri.

I risultati escono nel primo anniversario dell’attentato in un volume dal titolo evocativo Delitto diplomatico edito nella collana Intrigo della Paesi edizioni e consegnano al lettore, dopo la raccolta di molte testimonianze, i dubbi e le perplessità nella ricostruzione degli eventi che dimostrano come non si hanno ancora tutti gli elementi indispensabili per poter ricostruire una verità.

“Non occorre essere abituati ai conflitti per rimanere perplessi – scrive Toni Capuozzo nella sua introduzione al volume – davanti a un preteso sequestro, che si apre con l’esecuzione dell’autista e si chiude con una sparatoria tra aggressori e Rangers intervenuti sul luogo. Una sparatoria nella quale incredibilmente gli unici due a venire raggiunti dai molti colpi esplosi sono stati esclusivamente l’ambasciatore italiano e la sua guardia del corpo. É come se ci trovassimo di fronte a un’esecuzione ravvicinata, e semmai la dinamica appare quella di un agguato mirato, e non certo di una rapina o di un sequestro abortito”.

Nonostante le difficoltà delle indagini che il volume mette bene in evidenza, la Procura di Roma ha chiuso le indagini i cui esiti, se tutto sarà confermato, metteranno quantomeno un punto fermo intorno al quale occorrerà comunque riflettere.

Non sappiamo se quelle morti avrebbero potuto essere evitate, ma sicuramente c’è stato qualcosa che non è stato fatto bene e che ha quantomeno agevolato la dinamica dei fatti: la strada percorsa era pericolosa e avrebbe dovuto essere organizzata una scorta armata per garantire la sicurezza dell’ambasciatore.

Secondo la Procura di Roma chi avrebbe dovuto organizzare bene il viaggio, non lo ha fatto e per questo due dipendenti del Programma Alimentare Mondiale (PAM) sono stati messi sotto inchiesta per concorso. Il libro inchiesta – si legge nella Prefazione – vuole essere una prima pietra sulla strada della giustizia, nel rispetto e in attesa che la magistratura faccia il suo corso ma con l’orizzonte di non dimenticare anche perché le famiglie delle vittime e il Paese restano in attesa del perché.

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