lunedì, Luglio 22, 2024
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Manifestare e’ un diritto ma deve anche comportare dei doveri

La stretta annunciata dal Viminale sulle manifestazioni

Di Fabio Valerini

Ormai le problematiche causate dalle manifestazioni, in quest’ultimo periodo quelle all’insegna del “no green pass”, sono sotto gli occhi di tutti noi che avvertiamo i disagi provocati anche più di quelli cui siamo normalmente abituati.

Tant’è vero che anche il Presidente della Repubblica ha riconosciuto e ammonito che “in queste ultime settimane manifestazioni non sempre autorizzate hanno tentato di far passare come libera manifestazione del pensiero l’attacco recato, in alcune delle nostre città, al libero svolgersi delle attività”.

Singolare poi che non venga tenuta in debita considerazione la Costituzione proprio in occasioni di manifestazioni che la invocano a sostegno delle ragioni contro il green pass.

Oltre gli effetti sull’andamento della pandemia le manifestazioni che si svolgono nei centri delle città hanno effetti importanti sull’economia e sulle attività quotidiane di tutti noi.

Lo ha sottolineato in questi giorni anche il presidente Confcommercio Carlo Sangalli per il quale, fermo il diritto di manifestare, occorre tenere conto degli “effetti sulle attività delle città e la vita delle imprese del commercio e del turismo che più di tutti hanno sofferto l’impatto della pandemia” stimando una riduzione del fatturato del 30%.

Effetti importanti, quindi, quelli “collaterali” alle manifestazioni. Violenza e compromissione dell’ordine pubblico sono effetti certamente eventuali e sempre da reprimere e condannare se si dovessero verificare: ce lo ricorda l’art. 17 Cost. che sottolinea come il diritto di riunione deve essere attuato “pacificamente”. Anche gli effetti negativi sulla sanità pubblica sono da evitare (a maggior ragione in tempi di pandemia) e qui le concrete modalità di svolgimento possono fare la differenza (già le mascherine sono misure non invasive e invadenti che possono contribuire). Oltre a questi effetti ne troviamo, però, altri: la compressione dei diritti altrui nonché disagi per tutti gli altri che, in un modo o nell’altro, entrano in contatto con la manifestazione oppure preferiscono andare altrove rispetto ai luoghi della manifestazione in ogni caso con perdita di fatturato per le attività commerciali.

C’erano, quindi, tutte le premesse e le esigenze perché il Governo intervenisse.

La scelta annunciata oggi dalla Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese è quella di una direttiva per intervenire sulle modalità di manifestare così contemperando “i diritti di chi dissente proteggendo però le attività economiche e la salute dei cittadini”.

Se qualcuno volesse dubitare della legittimità costituzionale di questa scelta resterebbe deluso: il diritto di manifestare è sempre salvo, sono le modalità ad essere regolamentate.

Del resto, il diritto di manifestare il proprio pensiero può essere esercitato con i previsti sit in piuttosto che con manifestazioni che limitato le altrui libertà o con messa in pericolo dell’ordine pubblico come ribadisce anche l’art. 17 della Costituzione o della sanità pubblica.

Chi manifesta ha certamente un interesse ad essere visibile (dalle istituzioni, dal pubblico) e quindi a manifestare in un luogo fisico dove il suo pensiero può essere anche diffuso e condiviso, ma non necessita di creare disagi oltre a quelli minimi strumentali per l’ipotizzato sit in.

Volendo, potrebbe essere soltanto il diritto di sciopero a poter prevedere come necessario la creazione di un disagio (certo, poi ci si potrebbe chiedere a chi deve essere creato il disagio), ma mai compromissioni dell’ordine pubblico e della sanità pubblica (a dire il vero neppure dei diritti fondamentali come dimostra, ad esempio, la disciplina dello sciopero nei servizi pubblici essenziali).

Vedremo se questa gestione delle modalità delle manifestazioni possa rappresentare un modello che poi possa essere utilizzato anche dopo la pandemia perché i disagi creati dalle manifestazioni alle quotidiane attività prescindono dalla motivazione che le hanno ispirate.

Tuttavia se ricordiamo che su questi aspetti nel 2009 il Viminale era già intervenuto con la direttiva Maroni del 2009 sorge il dubbio che terminata (anche questa) emergenza concreta poi si torni ad un diritto di manifestare esercitato senza sottolineare il dovere di contemperare gli altri diritti e di non creare disagi.

E ciò nonostante il ruolo proattivo che potrebbero giocare le direttive e le circolari se mantenute ferme creando una prassi che può contribuire ad un cambio di approccio anche culturale al tema delle modalità del diritto di manifestare.

Fabio Valerini
Fabio Valerinihttps://atenapress.online
Direttore Responsabile di Atena Press

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