martedì, Aprile 16, 2024
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Quayola Re-coding

Percorsi tra digitale ed arte

di Fabio Valerini

La mostra antologica re-coding di Quayola, media-artist di fama internazionale, è stata ospitata nella sua città natale a Palazzo Cipolla, curata da Jérôme Neutres e Valentino Catricalà.

L’incipit è ad effetto: il soffitto della Chiesa del Gesù sulla cui riproduzione l’artista innesta la sua tecnica digitale accoglie il visitatore che così coglie subito il nuovo codice espressivo frutto del continuo dialogo tra opere classiche e mondo digitale, dalla robotica all’intelligenza artificiale e ai software generativi.

L’opera classica – è il caso del Dittico video HD del 2011 – è come se fosse studiata, sezionata, scomposta per mettere in evidenza attraverso la sua arte computazionale più che il risultato il processo di ricerca come dimostra il progetto Iconografia classica e le incisioni su alluminio anodizzato sul tema Giuditta e Oloferne.

“Quayola utilizza gli algoritmi che regolano il mondo digitale non soltanto o non semplicemente per creare delle opere d’arte – osserva Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente Fondazione Terzo Pilastro Internazionale – ma piuttosto per scandagliare, con le infinite opportunità che la tecnologia gli offre, il processo di ricerca che è alla base dell’opera stessa, per esplorare la moltitudine di possibilità di concretizzazione dell’idea creativa”.

Il dialogo non è soltanto con l’arte classica: anche il paesaggio diviene il protagonista riletto, però con le tecniche informatiche per arrivare ad un risultato che vuole mettere in evidenza la somiglianza tra il mondo naturale e quello digitale.

Gli strumenti tecnologici catturano i paesaggi naturali che vengono analizzati attraverso la scansione LiDAR come dimostra il progetto Remains dove “la combinazione di ricostruzioni geometriche altamente dettagliate e le imperfezioni del processo di scansione 3D – scrivono i curatori – creano formazioni ibride che si trovano in uno spazio di frontiera tra i reale e l’artificiale”.

Ammirando le opere visive l’opera si crea davanti ai nostri occhi per poi scomparire e riprendere ancora.

Lo spettatore dimentica di essere di fronte ad un risultato di una tecnologia che viene solitamente vista come fredda e disumana: l’effetto è qualcosa che trasporta come potrebbe trasportare la visione dell’originale che ha ispirato l’artista in natura.

Atenapress
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Testata autorizzata dal Tribunale di Roma Aut. 115/2021

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