domenica, Aprile 2, 2023
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Il futuro degli studi di registrazione

CHE ORAMAI SAREBBE MEGLIO CHIAMARE STUDI DI PRODUZIONE MULTIMEDIALE

PRIMA REGISTRAZIONE UMANA CONOSCIUTA/ 1860 /Au Clair de la lune (Fonoautogramma)

Di Furio Capozzi:

Gli studi di registrazione, nel corso degli anni hanno subito cambiamenti sempre piu’ frequentemente, al passo con le variazioni tecnologiche che, come e’ noto, progrediscono con un andamento che non e’ lineare, bensi’ logaritmico. Ovvero al passare degli anni si e’ notato un miglioramento dei dispositivi tecnologici di supporto, con una velocita’ sempre maggiore. In origine gli studi di registrazione non esistevano in quanto la musica veniva tramandata verbalmente, fino a quando non fu pensato il primo sistema di notazione musicale. Si ha conoscenza di tale sistema di trascrizione della musica in base al primo spartito conosciuto della storia della musica scoperto di recente (2018) nella Biblioteca universitaria di Pavia. Si tratta di una pergamena, un antifonario del 1100. La scoperta del prezioso documento e’ emersa durante il restauro del volume di Giovanni De Deis “In Ecclesia Mediolanensi (Milano Melchiorre Malatesta 1628) nel quale era conservata una pergamena riferita alla scoperta. Si trattava di un documento medievale di difficile lettura ma che sicuramente era uno spartito.

La storia della musica tramandabile non oralmente a quel punto ha avuto un ulteriore passo nel XIII secolo con i Carillon delle campane civiche che potevano suonare automaticamente, infine arrivarono i primi sistemi di riproduzione portatile ovvero i lamellofoni , piu comunemente chiamati Carillon (fine del 700). Dopo un altro salto (sempre piu’ breve rispetto ai primi), arrivo’ il Fonoautogramma del 1860 di Édouard-Léon Scott de Martinville considerato la prima registrazione di voce umana a noi nota. Il primo apparecchio a poter registrare suoni automaticamente (ma non a riprodurli) fu il fonautografo, sviluppato nel 1857 dall’inventore parigino Édouard-Léon Scott de Martinville. Infine arrivo’ la prima registrazione multitraccia, su nastro magnetico, Il processo è stato concepito e sviluppato dal chitarrista Les Paul negli anni ’40 con l’assistenza finanziaria e ispirazionale di Bing Crosby e della Ampex Corporation, risultando nella prima macchina a 8 tracce che usava nastro magnetico di 1 pollice. 

Dalla registrazione Multitraccia alla registrazione digitale il passo e’ stato breve, infatti:

  • nel 1957,Max Mathews di Bell sviluppa un processo di digitalizzazione dei suoni attraverso il Computer
  • Nel 1967, viene inventato il primo registratore digitale di nastri magnetici. Un apparecchio stereo a 12-bit 30 kHz che utilizzava un compander (simile al dbx ) per estendere la gamma dinamica.
  • Negli anni settanta Thomas Stockham realizza la prima registrazione audio digitale utilizzando un normale computer e sviluppando un registratore audio digitale, il primo del genere offerto in commercio (commercializzato dalla Stockham’s Sound Stream company).

Alla fine di questa escalation di tecnologia si e’ arrivati alla prima trasmissione in streaming di massa grazie alle tecnologie messe a disposizione da Facebook nel 2016 e la possibilita’ nel 2017 di far trasmettere da chiunque in live streaming. 

Come accennavamo quindi all’inizio dell’articolo, di pari passo a queste tecnologie si sono evoluti gli studi di registrazione con passi e direzioni diverse a seconda delle ‘visioni’ dei gestori degli stessi studi. Ma mentre nel primo periodo di queste metamorfosi tecnologiche, i gestori degli studi di registrazione potevano dormire sonni tranquilli nella pigrizia dovuta alla lentezza del progresso tecnologico ed al fatto che vi era una barriera economica notevole all’accesso degli strumenti necessari alla registrazione sonora, con il passare degli anni questo gap si e’ ridotto notevolmente arrivando ad annullarsi a causa di nuovi modi di ‘fare musica’ con il personal computer e con la mancata necessita’ conseguenziale di andare presso uno Studio di registrazione per registrare una batteria, una chitarra oppure una voce, ad esclusione di casi particolari di musiche jazz, orchestra etc. Ad esempio Billie Eilish (nata nel 2001), dichiara di registrare tutti i suoi pezzi a casa sua dove non e’ allestito un vero studio di registrazione, ma un home studio di tipologia economica. Poi la recente crisi dovuta al distanziamento sociale a causa del Covid ha fatto nascere l’esigenza della produzione di massa di trasmissioni in streaming audio e video che hanno visto come location gli stessi studi di registrazione riadattati, ove possibile, e i fonici di vecchio stampo riciclarsi in questa nuova attivita’ nascente, qualora chiesta per conto terzi. Certamente, come e’ successo in ognuno dei gradini sopra indicati relativamente al miglioramento della offerta tecnologica di supporto alla registrazione sonora, tutti i tecnici e gli studi di registrazione che non hanno avuto la prontezza all’adeguamento sono falliti miseramente. In sostanza si e’ visto chiudere numerosi studi di registrazione che, al sicuro della loro comfort zone dovuta al fatto di detenere le costose ed inarrivabili attrezzature, non si sforzavano di vedere alternative al cambiamento che hanno in seguito causato la vetusta’ del loro sistema. Infatti oggi quello che conta di piu’ in una produzione multimediale non e’ il mezzo ma e’ il cervello dell’operatore. E’ infatti la preparazione ed il talento a determinare la vera differenza nella produzione multimediale, cosa che invece non avveniva in origine, dove il tecnico del suono somigliava di piu’ ad un elettricista che ad un producer moderno di contenuti multimediali. In futuro vedremo una crescente riduzione dei tempi che intercorreranno tra un gradino tecnologico ed un altro e quindi non possiamo ora prevedere cosa aspettera’ i tecnici del suono e gli studi di registrazione, che potremmo iniziare a chiamare tecnici del mondo dello spettacolo e studi di produzione multimediale audio-video, ma una cosa e’ certa, e con questo consiglio concludiamo questa lunga carrellata: CAMBIARE UNA IMPRESA MENTRE UNA CRISI E’ IN ATTO E’ TROPPO TARDI

3 Commenti

  1. Articolo interessante, che porta anche a considerazioni profonde sulla natura del rapporto che potremmo avere con la musica. In un panorama di rapido e continuo cambiamento, dove il cambiamento stesso è parte integrante del “gioco”, nell’ottica dell’essere più un produttore (scusate, mi piace più in italiano) che un fonico vero e proprio, viene da chiedersi se la motivazione iniziale che ci aveva spinto a scegliere quella professione possa essere minata nel tempo PROPRIO per un’eccessiva mutevolezza del settore. Più semplicemente: e se non ci piacesse la musica che ci viene chiesto di realizzare? Perché se manca la motivazione emotiva (leggi artistica) manca anche l’interesse a rendersi spendibili per l’aggiornamento ed i cambiamenti continui di cui sopra. In una parola bisogna accettare il compromesso di diventare più dei “mezzi realizzativi”, a quel punto.
    Bravo Furio.

  2. in effetti il futuro degli studi di registrazione e’ nello streaming, e’ quella la strada della trasformazione

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