lunedì, Aprile 22, 2024
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Il Museo della Navi di Nemi e il mosaico ritrovato delle navi di Caligola

Scendiamo lungo la strada che porta verso il lago di Nemi chiamato anche Speculum Dianae in onore a Diana Nemorense.

Ammirando il paesaggio possiamo capire perché il luogo fu caro all’imperatore Caligola che qui aveva anche una villa.

Caligola decise di posizionare sul lago, dove era presente anche il Santuario di Diana, anche due imponenti navi principalmente con funzione di rappresentanza ma anche di svago (o forse di culto).

Leggendo le parole che Svetonio dedica all’imperatore romano possiamo immaginare che quelle navi, oltre ad essere imponenti, fossero anche riccamente decorate.

Quelle navi, però, risentirono dalla damnatio memoriae che colpì il loro armatore: furono affondate in modo tale che se ne persero le tracce.

Nel tempo la memoria della navi affondate è stata alimentata da alcuni ritrovamenti fortuiti da parte di pescatori tanto che nel tempo vari furono i tentativi di recuperare le navi.

Il tentativo che ebbe successo fu quello in epoca fascista quando, attraverso un’imponente e complessa opera di ingegneria archeologica consistente nell’abbassamento del livello dell’acqua, vennero recuperati gli scafi delle due navi di Caligola.

Un rinvenimento importante per la storia e anche per le conoscenze sulle tecniche di costruzione navale dei romani. 

Il lago ha operato come Nemesi e dopo aver conservato le navi sul suo fondo, le ha restituite facendo conoscere ciò che avrebbe dovuto essere perso per sempre. 

L’importanza del ritrovamento aveva portato tra il 1933 e il 1939 anche alla costruzione, affidata a Vittorio Morpurgo, del Museo delle Navi Romane. 

Entriamo a visitare il Museo accompagnati dalla direttrice Daniela De Angelis che ci guida tra l’architettura del luogo, le collezioni custodite e la storia del Museo.

L’architettura del luogo è significativa: già l’entrata, i materiali usati e alcune soluzioni tecniche, come le scale elicoidali, ci dicono che siamo in presenza di un’opera  espressione del razionalismo all’epoca in voga.

Ma è la funzione dell’architettura che è ancora più significativa: è la prima volta che in Italia si costruisce un Museo specificamente progettato per il suo contenuto e capace di custodire anche il basolato dell’antica strada romana che conduceva al Santuario di Diana.

Due spazi enormi come hangar costruiti come se fossero bacini di carenaggio dove collocare gli scafi delle navi collegati da un corpo centrale dove attraverso scale elicoidali si accede ad un camminamento che consente di ammirare i resti dall’alto.

Purtroppo, però, oggi possiamo soltanto immaginare guardando alcune foto dell’epoca come poteva essere ammirare quegli scafi: i resti delle navi sono andati perduti a seguito di un incendio che si sviluppò nel 1944.

Quell’incendio rappresenta un vero e proprio cold case.

Non sappiamo se sia stato doloso o colposo e di chi sia la responsabilità: molte le interpretazioni che, tempo per tempo, sono state avanzate.

Una prima ipotesi dolosa vuole l’incendio avvenuto per mano tedesca nel momento della ritirata come sembrerebbe emergere da alcuni atti di una Commissione dell’epoca. Una seconda ipotesi dolosa attribuisce la responsabilità ai partigiani mentre una terza ipotesi pensa ad un incendio per recuperare il piombo dai reperti. Una quarta ipotesi è quella che propende per un incendio colposo dovuto ad una fiamma partita dagli sfollati che avevano trovato riparo nei locali del Museo.

Quel che possiamo dire con linguaggio del diritto è che il fatto ad oggi è a carico di ignoti e che l’incendio ha distrutto le navi.

Di quegli scafi originali oggi restano alcuni importanti reperti oltre alla loro riproduzione in grado di farci comprendere quale potesse essere l’imponenza delle navi, la ricchezza degli allestimenti e le soluzioni tecniche come i cuscinetti a sfera o la lana come protezione dello scafo.

Ma uno dei reperti più significativi è senz’altro una parte del mosaico in opus sectile per abbellire la coperta delle navi di Caligola.

Ritrovato in una collezione privata a New York dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, oggi è stato restituito al Museo.

Nel Museo possiamo ammirare però, oltre ad alcune opere scultoree come Minerva e alcuni ex voto, un’altra bellissima statua di un Imperatore in trono (forse lo stesso Caligola) recuperata dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza di Roma.

L’uscita dal Museo conserva un’ultima sorpresa: la vista aperta sul lago di Nemi che si può fotografare con un colpo d’occhio.

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